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Medaglia d’Onore al Valore Militare per Giulio Bergo Oro ucciso in un lager nazista

Il sindaco Alessandro Ferro ha consegnato stamane a Rinaldo Oro, nipote di Giulio Bergo Oro, la “Medaglia d’Onore ai cittadini Italiani deportati e internati nei lager nazisti 1943-1945” destinata alla memoria dello zio.
«Sono molto emozionato – ha spiegato il nipote, Rinaldo Oro – perché oggi finalmente si chiude un cerchio. Ricevo da parte dello Stato la più alta onorificenza alla memoria di mio zio: una Medaglia d’Onore al Valore Militare per Giulio Bergo Oro, internato militare italiano nei campi di concentramento nazisti. Giulio è stato uno dei circa 700mila giovani soldati che, all’indomani dell’8 settembre 1943, ha deciso di non consegnarsi ai tedeschi e di non arruolarsi nella Repubblica Sociale Italiana di Salò: Giulio Bergo Oro, sergente nocchiere della Regia Marina, nato a Catania il 17 maggio 1919, ha detto no! Con questo gesto – ha continuato il nipote – ha in pratica firmato la propria condanna a morte. In pochi riuscirono infatti a fare ritorno a casa dai lager. A Giulio Bergo Oro toccò in sorte lo Stalag XXII (22), a Limburg an der Lahn, quindi la peregrinazione attraverso altri campi, infine l’esito a Bromberg in Polonia, dove, dopo l’ennesima vessazione, si è ribellato alle umiliazioni ed è stato ucciso da un ufficiale tedesco a colpi d’arma da fuoco. Con lui, testimoni, c’erano altri soldati chioggiotti.
La sua ultima casa è una cella nel mausoleo italiano di Bielany, vicino a Varsavia, dove riposa nella tomba numero 98: lo scorso gennaio un giornalista polacco, Piotr Ferenc, ha individuato la sua esatta posizione tra gli altri caduti, e sfidando la neve ha acceso un cero alla sua memoria. Anche per questo ringrazio Girolamo Tomarchio, che non può essere qui oggi per via delle restrizioni sanitarie, ma senza il quale la ricerca dei documenti e niente di tutto questo sarebbe stato possibile. Grazie naturalmente al sindaco Ferro, che mi ha accolto qui nel palazzo municipale, in rappresentanza della città. Grazie alle autorità ministeriali che hanno deciso l’assegnazione della Medaglia d’Onore a mio zio Giulio. Grazie al comitato ANPI di Chioggia, che lo scorso anno assieme al Comune ha collocato una Pietra d’Inciampo a Sottomarina, nel luogo dove la madre di Giulio, mia nonna Maria Oro, aveva vissuto assieme ai suoi figli appena dopo la guerra.
Il dovere della memoria – ha concluso Rinaldo Oro – delle sofferenze che la popolazione civile e i militari italiani hanno subìto durante il fascismo e il nazismo, dev’essere un imperativo anche verso le giovani generazioni. Io stesso, conosciuta la sorte di mio zio, mi sono informato e lo sto coltivando, anche per portare alla luce le storie degli internati militari italiani, considerati dai tedeschi dei “traditori” (e non prigionieri), i quali hanno combattuto fino alla fine una guerra senza armi».
«È un momento importante non solo per questa famiglia – ha detto il sindaco Alessandro Ferro – ma per la nostra città intera, per la nostra storia, affinché storie come queste continuino ad essere raccontate».
La Medaglia è coniata dalla Zecca dello Stato in bronzo e riporta da un lato lo Stemma della Repubblica Italiana con intorno la scritta “Medaglia d’Onore ai Cittadini Italiani Deportati ed Internati nei Lager Nazisti 1943-1945” e dall’altro il nome e cognome dell’internato o del deportato dentro un cerchio di filo spinato.